I future sull’oro hanno superato quota 5.500 dollari l’oncia dopo la decisione della Federal Reserve di mantenere invariati i tassi di interesse. A sostenere la corsa dei metalli preziosi è soprattutto la debolezza del dollaro, che ha rafforzato la cosiddetta strategia di copertura su asset reali, spingendo gli investitori verso beni rifugio.
Il biglietto verde ha toccato recentemente i livelli più bassi degli ultimi anni prima di stabilizzarsi, mentre cresce l’attenzione dei mercati sull’andamento della politica monetaria statunitense e sulle prospettive di allentamento futuro.
Dall’inizio dell’anno il prezzo dell’oro registra un progresso superiore al 20%, sostenuto da tre fattori principali:
dollaro debole
attese di politiche monetarie più accomodanti
aumento della domanda di beni rifugio
La dinamica è quella tipica della cosiddetta debasement trade, cioè la rotazione dei capitali verso asset fisici per proteggere il potere d’acquisto dall’erosione delle valute fiat. In questo contesto l’oro torna a essere percepito come riserva di valore primaria.
Al termine della riunione di politica monetaria, la Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati. Durante la conferenza stampa, il presidente Jerome Powell ha ridimensionato l’interpretazione più estrema del rally dei metalli preziosi, sottolineando che le aspettative di inflazione e la credibilità dell’istituto restano sotto controllo.
Secondo Powell, il movimento sui metalli non implica necessariamente che i mercati ritengano persa la capacità della banca centrale di gestire l’inflazione, ma riflette piuttosto una combinazione di fattori macro e geopolitici.
Tra gli elementi che alimentano gli acquisti di oro e metalli preziosi c’è anche il timore legato alla crescita del debito e alla creazione di nuova liquidità, che riduce la fiducia nelle valute tradizionali. Parallelamente aumentano le aspettative su possibili tagli dei tassi nei prossimi mesi, scenario che tende storicamente a favorire l’oro.
I mercati stanno anche valutando i possibili futuri vertici della banca centrale e l’orientamento che potrebbero avere sulla politica dei tassi.
A rafforzare ulteriormente il movimento rialzista contribuiscono le tensioni geopolitiche e la forte domanda da parte delle banche centrali, che continuano ad accumulare oro riducendo l’esposizione ai titoli di Stato.
Le recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump su possibili azioni militari verso l’Iran hanno aumentato l’incertezza internazionale, altro fattore che storicamente sostiene i prezzi dei beni rifugio.
Il rialzo non riguarda solo l’oro. Anche gli altri metalli mostrano movimenti molto forti:
argento in forte accelerazione, con guadagni vicini al 50% da inizio anno
platino vicino ai massimi storici, in crescita di circa il 29%
rame stabile su livelli elevati dopo nuovi record recenti
Per l’argento incidono in particolare la domanda industriale asiatica e alcune restrizioni all’export che hanno ridotto l’offerta disponibile.
Il quadro complessivo mostra un mercato delle materie prime preziose in piena fase rialzista, trainato da dollaro debole, incertezza macro e ricerca di protezione patrimoniale.


