I metalli preziosi stanno tentando un rimbalzo tecnico dopo una violenta ondata di vendite che ha colpito i mercati durante le ore asiatiche. Secondo Bloomberg, il movimento arriva dopo lo smontaggio improvviso di una corsa rialzista senza precedenti, che aveva portato oro e argento su livelli record in poche settimane.
L’oro spot ha perso circa il 5 per cento, dopo essere arrivato a cedere fino al 10 per cento nelle fasi precedenti, registrando la peggiore correzione giornaliera degli ultimi dieci anni. Ancora più violento il movimento sull’argento, sceso di quasi il 6 per cento dopo un tonfo iniziale del 16 per cento, il più ampio ribasso intraday mai registrato.
La salita di oro e argento aveva sorpreso anche gli operatori più esperti. A gennaio il rally si era trasformato in una vera accelerazione, alimentata da timori geopolitici, svalutazione delle valute e dubbi sull’indipendenza della Federal Reserve. A rendere il movimento ancora più estremo era stato il massiccio ingresso di speculatori cinesi, che aveva aggiunto ulteriore pressione rialzista.
Secondo Robert Gottlieb, ex trader dei metalli preziosi in JPMorgan Chase & Co., il problema era strutturale. Il posizionamento era diventato eccessivo, con troppi operatori esposti nella stessa direzione. In queste condizioni, anche una scintilla è sufficiente a svuotare rapidamente la liquidità del mercato.
La miccia che ha fatto esplodere la correzione è arrivata dagli Stati Uniti. L’annuncio della nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve ha rafforzato il dollaro, colpendo duramente il sentiment di chi aveva puntato su una valuta statunitense più debole sotto l’amministrazione Trump.
Warsh è considerato uno dei candidati più rigidi sul fronte dell’inflazione, e questo ha riacceso le aspettative di politica monetaria restrittiva, storicamente negativa per l’oro e per tutti i metalli quotati in dollari. La reazione è stata immediata, con vendite concentrate soprattutto nella sessione asiatica.
Negli ultimi mesi, i flussi dalla Cina avevano sostenuto con forza il rialzo. Venerdì però il meccanismo si è invertito, con oro e argento sotto pressione proprio all’apertura dei mercati asiatici. La dinamica si è ripetuta anche all’inizio della settimana, quando la riapertura del mercato notturno di Shanghai ha coinciso con nuove vendite.
Secondo Jia Zheng, responsabile trading di Shanghai Soochow Jiuying Investment Management, molti operatori erano già pronti a uscire. Chi sedeva su profitti consistenti aveva il dito sul grilletto, in attesa del primo segnale di inversione.
La discesa è stata accentuata da ETF legati ai metalli e da strumenti altamente levereggiati. In particolare, l’ETF ProShares Ultra Silver, noto per amplificare i movimenti dell’argento, è stato costretto a smobilitare miliardi di dollari di posizioni in tempi rapidissimi per riallinearsi al nuovo valore degli asset.
Secondo Ole Hansen di Saxo Bank, l’estrema volatilità aveva già messo sotto stress i modelli di rischio delle banche. Quando la disponibilità a quotare prezzi in dimensioni rilevanti è venuta meno, la liquidità si è prosciugata e la volatilità è esplosa.
Nei mesi precedenti si era registrata una ondata record di acquisti di opzioni call, che aveva costretto i dealer a coprirsi comprando metallo fisico e futures, spingendo ulteriormente i prezzi verso l’alto. Quando il trend si è invertito, il processo si è ribaltato, trasformando le coperture in vendite forzate.
A questo si sono aggiunte margin call sui contratti futures e su prodotti strutturati, creando una reazione a catena che ha reso il ribasso ancora più violento e disordinato.
Nonostante il crollo, i primi segnali di stabilizzazione sono emersi con l’aumento della domanda retail di lingotti e monete fisiche, soprattutto in Asia. In Cina, in vista del Capodanno Lunare, molti acquirenti hanno approfittato del calo per acquistare gioielli e oro fisico.
Secondo Dominik Sperzel di Heraeus Precious Metals, la domanda fisica sta fornendo un primo supporto ai prezzi nelle fasi di maggiore volatilità.
Diversi analisti sottolineano come l’oro resti sostenuto da fattori strutturali di lungo periodo, inclusi gli acquisti delle banche centrali, che lo considerano una riserva strategica. Michael Hsueh di Deutsche Bank ritiene che il contesto attuale non sia compatibile con una vera inversione di lungo periodo, mantenendo una visione fortemente rialzista.
L’argento, invece, resta un mercato molto più piccolo e instabile. Proprio per questo tende a reagire in modo sproporzionato sia nelle fasi di euforia sia in quelle di panico. La recente rottura dei livelli di fine anno potrebbe favorire un graduale riequilibrio tra domanda e offerta, ma con oscillazioni ancora violente nel breve termine.
Il mercato resta ora appeso a un fattore chiave: la capacità degli investitori, soprattutto retail, di tornare a comprare sui ribassi senza innescare nuove spirali speculative.


